L’inizio ha un certo sapore

Buongiorno lettrici e lettori, ovunque siate e chiunque siate. Da adesso avremo uno spazio in più per scambiarci opinioni e non è poco…

Ci pensate al poco spazio che abbiamo? Si sostiene erroneamente di avere una società aperta, in ascolto… ma cosa ascolta? Ci ascolta sul serio? Che siano pensieri leggeri, gustose ricette… o profondi enigmi del pensiero umano, chi ti guarda negli occhi non li sente.

Qui non ci vedremo e non avremo occhi che giudicano o che, forse peggio, ignorano!

E che il viaggio abbia inizio.

articolo

Annunci

“Autogrill”, sei Tu.

Per parlare di persone importanti serve spazio e tempo. Per fortuna la vita me ne ha data qualcuna. E piano piano, troverò le parole giuste.

“In the air tonight” mi fa da sottofondo. Perché un pò mi parla di te. Forse non solo, lei. Potrei creare una compilation che accompagni questa nostra vita.

Quando ti penso, non penso, ma sento il tuo profumo. E quello dei tuoi indumenti. Il colore dei tuoi occhi e quello che hanno avuto, nel tempo,  i tuoi capelli. E gli orecchini a cerchio, quanto tempo ti sei fatta immortalare con quelli addosso. Penso ai pantaloni un pò larghi del tuo pigiama, quanto mi facevano sentire a casa, quanto piccola.

Il tuo modo elegante di aspirare la sigaretta. Il tuo abbraccio al mio ritorno da fuori; il tuo bacio ad ogni mio andarmene un pò in giro nel mondo. E’ così che mi hai sempre fatta tornare. Sapevo cosa non avrei mai trovato fuori.

“Another day in paradise” a seguire; e intanto ripenso alle tue spiegazioni, alle risposte ragionevoli che mi hai sempre dato. A come tu mi abbia sempre fatto sentire “grande”anche quando non la ero. All’altezza di tutto anche quando mi sentivo piccola. Le sere travagliate di momenti di vita buia: mi ancoravo a unghie strette a te. Non mi hai mai abbandonata a me stessa. E se sapevi che dovevi usare l’autorità di cui sei investita, lo facevi, insegnandomi solo ad essere forte.

Chissà cosa hai pensato la prima volta che mi hai vista. Avrai pensato fossi carina in quei pochi centimetri di vita; e forse avrai pensato che fossi troppo, che fossi una rivoluzione estrema nella tua, vita. Ma so che mi hai tenuta stretta a te più che potevi e devi aver pensato che ero così perfetta.

“Hotel California”; con questa volo ai nostri viaggi in macchina, con il tramonto in arrivo, con sfondo il mare, un paesaggio arido o qualche volta una montagna soavemente illuminata dall’ultimo sole. Possiamo parlare per ore e credere di non aver detto tutto. E tornare a casa e avere ancora da dire. Sì, perché principalmente mi hai insegnato l’arte della comunicazione, del parlare apertamente. Ma, astutamente, mi hai indotta a celare quanto necessario e ad essere fortemente selettiva. Proprio perché non c’è cosa più intima dei nostri pensieri e sentimenti, tu mi hai insegnato a tenerli come tesori preziosi, custoditi a chiave nell’animo.

“Another brick in the wall”; non ti è sempre andata bene; ti sei dovuta tirare su parecchie volte, trascinando chi amavi con te. Ma sei una leader alla fine, tirarti su è uno sport per te! Ma ciò che non mi spiegherò mai bene, è l’estrema dignità con cui hai saputo metterti al timone della tua vita, senza conoscere la rotta.            Donna ma non facile. Complicata ma non per me. Ti ho sempre sfogliata lentamente, come si fa con un libro illustrato per ammirarne i dettagli. E tu sei un prato fiorito, pieno di elementi distintivi e qualche protagonista nascosto.

E so che non hai avuto nessun libro delle istruzioni per questo viaggio; hai fatto a modo tuo, hai racimolato panni e forze, hai cucinato pietanze e affetto, hai lavato piatti e dolori, hai cucito bottoni e le nostre ferite, hai fatto scelte pesanti e le hai difese a denti stretti. Hai amato e ami come nessuno che io conosca. Perchè hai saputo fare più di ciò che ti sia mai stato insegnato.

Hai costruito e costruisci, per chi ami, un equilibrio  protetto da torri e da mura rinforzate. Sai stare al mondo, brava.

“Blu”; ci facciamo un pò compagnia. Una vita, minuti, attimi, secondi; tutto con te. Hai visto cambiare chi ami follemente: l’hai visto felice, l’hai visto triste e ti sei imputata scioccamente ogni responsabilità. Hai sognato il meglio e lo hai servito sulla tua argenteria migliore. Ci hai visti mutare come strani esseri in evoluzione e ci hai lasciati fare, sbagliare, tornare, andare, credere, sperare, illudere, amare, dormire…

Ma non ci hai mai davvero lasciati.

Perché le cose si affrontano al momento

“Indaco dagli occhi del cielo”. Con questa melodia in crescendo, concludo questo umile accenno a te; non un ode di alto livello. Un semplice grazie. Ahimè misera, così poco?

Ma piovono baci dal cielo…

Indaco dagli occhi del cielo, sei Tu.

 

 

Frammenti parte 1

La prima volta sì che sudavo paura da ogni poro. Però accidenti vorrei ricordare nitidamente quella mattina ma non riesco. Correva il 2014 e io non sapevo chi sarai diventata, cosa cercavo e cosa volevo. Non sono sinonimi.

Ad ogni modo sarò stata di cera: un bel sorriso di quello che metto su quando ho disagio e imbarazzo compulsivi. E tutti a pensare:ma quanto è solare! E voi, che ingenui, dico io.

Ricordo le mani che ho stretto e i sorrisi diffidenti , taluni inquisitori, che mi hanno accolta. Che poi le donne si sa, che iene!

Ma io, sinceramente rispettosa ed educata ,ho ricambiato a chiunque con gli occhi di chi, in un qualche modo, è grato di esserci.

Ho iniziato senza un obiettivo. Ho iniziato da non vedente. Mi barcamenavo tra un incoraggiamento e l’altro. E tutti quegli occhi addosso, che tremolio. L’occhio di chi vorrebbe aprirti come un libro ma in realtà rimane fermo alla copertina. 

A passo di danza ho salito quella scale: il primo, il secondo, il centesimo giorno. Quando credi in qualcosa, la fatica non si vede e non si sente…

To be continued…

Un mare.


Chiude la portiera dell’auto. E su a pieni polmoni. Forse ha respirato per la prima volta. Neanche fosse venuta ora al mondo. 

Al mondo si viene tanta volte, altrettante ce ne andiamo. Mica la morte. No,no, ben prima. Da vivi e vegeti. 

Ma dicevo. Dentro l’aria, umida, nebulosa, leggera aria marittima. Di un giorno senza sole ma di grande bellezza.

Le barche in letargo accasciate senza ordine sul bagnasciuga; sembrano stanche eppure ansiose di ripartire. È così innaturale guardarle fuori dall’acqua, per la quale sono nate.

Eppure, rossa e gialla, attendono              abbandonate alle intemperie della stagione fredda.

E nell’atto di espirare, lo sguardo scavalca la desolazione malinconica delle imbarcazioni, per volare a focalizzarsi sul soggetto. Un mare.

Non il, ma un. Perché il mare non esiste. Esistono mari e mari. Questo era un mare burrascoso, sprezzante, rovinoso.

Altresì dolce per lei. Era un mare rincuorante, il mare della sua infanzia.

Oggi ho vinto

Nessun biglietto della fortuna. Nessun biglietto sola andata e neanche qualche ambito buono per lo shopping. Non ho vinto nessuna medaglia, anche se quelle del passato le tengo appese con orgoglio. Non ho vinto alcuna sfida né tantomeno ho vinto qualche guerra di quelle importanti che echeggiano nei tg ogni Santo dì. 

Ho vinto. Ho vinto nell’aver perso. Possibile? Non l’avrei detto mai. Eppure oggi ho un amaro nodo in gola che degludisco con il sorriso. 

Allora, cosa ho vinto. Ho vinto la paura di cambiare, la paura di rimanere immobile in un’ovatta sicura ma scomoda; ho vinto contro le radici che mi tengono legata affettuosamente agli inizi di ciò che ricorderò per sempre come una grande esperienza.

Ho vinto contro l’addio. Magari sarà solo un arrivederci.

Ma ora il fato ha deciso che devo spiegare le ali. Magari le dovrò sbattere velocemente, farò fatica e penserò di cadere. Magari rimpiangero’il nido in cui mi ero crogiolata in attesa di momenti di gloria che non arrivavano.

O magari , alzandomi in volo, imparerò a planare e ad andare contro vento.  Il nido mi sembrerà lontano perché sarò lontana da quella me.

Oggi ho vinto me stessa, prima di tutto.

Donna,chiudi gli occhi più spesso


Quando non hai attivato tutti i trucchi per renderti particolarmente attraente, a tuo agio con il tuo involucro,  allora devi fare i conti con la tua nudità :

Ti domanderai se le curve sono al posto giusto. Come sarebbe “se”. Ti guarderai da più prospettive, ruotando la testa alla ricerca spasmodica del tuo profilo migliore. E trovato, lo immortalerai per tenere l’immagine più felice di quel corpo sempre sotto giudizio. 

Tuo. Soprattutto. E poi altrui. Sì perché ogni commento ha un peso. 

Torniamo allo specchio. Guardandoti incontrerai parecchi tasti dolenti. Non li elenco, tutti ne abbiamo.

E sappiamo dove risiede il difetto più vincolante: nei nostri occhi.

Lupi si diventa

Avete notato che dall’andatura e dalla postura della gente possiamo già capire qualcosa degli sconosciuti che ci attorniano? 

Le pantere le scovi subito: adagiano i piedi con soave silenzio , inarcando la schiena e disturbando i glutei in movimenti eccessivamente rotatori. Le sicure hanno la schiena dritta e il passo disinvolto di chi sa sempre dove andare o crede di saperlo. E poi chi ha lo sguardo rivolto a terra perché sennò negli occhi gli leggeremmo tutta l’anima. 

Io mi sento una lupa: ho il passo svelto per non svelarmi; non sono un felino sinuoso, sono un lupo alle volte incerto. So difendermi ma cammino rapida se non sono con il mio branco. Non so volare sopra le cose, ma posso osservarle per ore,giorni,anni. Sono una lupa inesperta. Guardo alla Luna e alle volte mi ingobbisco per trattenere le emozioni. Digrigno i denti per difendermi. E aspetto. 

Fa lo stesso o no?

Non ho ancora capito se fa lo stesso o no.

Quando nascono diverbi , peraltro non dichiarati apertamente dall’interessato- troppo codardo per guardarti negli occhi o mordersi la lingua biforcuta- mi chiedo se debba rodermi al punto da permettere  al nervosismo di mangiarmi il fegato oppure debba, in maniera filosofica, trascendere dall’accaduto e guardare il tutto dall’alto della mia “superiorità “.

No perché comincio a pensare che la tattica dell’indifferenza non faccia per me. Mi viene mal di stomaco all’idea di lasciare agli inetti le loro “perle” per porci. 

Il gergo non rende giustizia ma per ovviare alla volgarità,  opto per un degno paragone con il mondo animale.

Che poi se avessero una vita loro e dei problemi seri , magari il vomito che espellono con tanta facilità si reprimerebbe.

Comunque continuo a chiedermi se essere diplomatica sia davvero la mia scelta o la scelta più comoda.

Nel dubbio mi corrodo ancora un po’. Cosa non giusta vista la pochezza di chi turba la mia “pace”.

Ieri era Domenica

I collant bianchi e le scarpette nere, lucide. Poi non ricordo.

L’abito della domenica mattina di un po’ di decenni fa, era scomodo. Ma si sa fin da piccoli: se belli si vuol apparire un po’ si deve soffrire.

Ci si incamminava verso la Chiesa. In quel piccolo mondo ovattato era tutto veloce:dalla casa alla chiesa, era un baleno.

E mi sedevo con gli altri pargoli, tutti ben ripuliti come me. Altro che gli indumenti con cui si giocava all’aperto,  Non sembravamo  neanche noi. E guai a replicare. È domenica e così si fa. Così fan tutti.

Pertanto sedutami lì, tutt’altro che consapevole di ciò che mi attorniava e dell’ alone di potente e sacrilego mistero che riempiva gli angoli di quella struttura antica, mi dilettavo in attività infantili. Sapevo a memoria il numero delle mattonelle del soffitto e del pavimento. Il numero delle sedute. Ma più d’ ogni altra cosa, osservavo la gente: gli anziani accorrevano tremolanti, pronti a salvare la propria anima. Gli adulti meno convinti delle ragioni profonde ma decisi a dimostrare a tutti la loro grande fede. E i fanciulli come me, puri e innocentemente inconsapevoli, lo prendevano come un momento di ritrovo a di grande obbligo, fisico e morale.

Su e giù,  in base alla funzione. Mi sentivo una cavalletta stanca. In fondo a casa c’erano i santi cartoni della domenica. E io dovevo saltellare e cantare, confusa sui perché. 

Ma poi cresci. Poi cambi tu, la mentalità, le priorità famigliari. E d’un tratto la domenica non fu più quell’ obbligo inspiegato per anni.

Ah che libertà!  Dormire, sentire il tacito scorrere della domenica mattina.

Ma ad oggi sento la mancanza. Ero una persona migliore? Erano domeniche giuste?

Rimanere con il dubbio è doveroso. Ma ancora li vedo quegli anziani:tremano di più,  arrancano incerti verso le loro sedute. Ma uguale hanno negli occhi, la forza della fede che io non ho.